L’AGNESE VA A MORIRE1976

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10/02/24 - 17:00 - Biblioteca Rendella
INGRESSO GRATUITO
  • Nella campagna ferrarese la lavandaia Agnese si vede prelevare dai tedeschi per la deportazione il marito che ha dato rifugio a un soldato sbandato. Rimasta vedova inizia a collaborare con i partigiani accettando anche incarichi pericolosi e prendendo progressivamente coraggio e coscienza di quanto accade.

  • Release Date
    Marzo 10, 1976
  • Release Dates
    • Febbraio 1, 2020
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con Ingrid Thulin – Agnese, Stefano Satta Flores – Comandante, Michele Placido – Tom, Aurore Clément – Rina, Ninetto Davoli – ‘La disperata’, William Berger – Clinto, Flavio Bucci – Il pugliese, Ron – Zero, Alfredo Pea – Tonitti, Aldo Reggiani – Soldato sbandato, Eleonora Giorgi – Vannina, Massimo Girotti – Palita, Johnny Dorelli – Walter, Gino Santercole – Piròn, Dina Sassoli – Minghina, Bruno Zanin – Figlio di Cencio, Piero Anchisi – Toni, Mario Bardella – Magòn, Joan Peter Boom – Soldato tedesco, Manfred Freyberger – Maresciallo tedesco, Gabriella Giorgelli – Lorenza, Laura Lenzi – Maria, Antonio Piovanelli – La guida, Agla Marsili – Moglie di Walter, Paolo Viola – Mingùcc, Roger Worrod – Ufficiale inglese, Otello Prati – Cencio, il partigiano, Giovanni Brusatori – ‘Tarzan’, Sergio Serafini – Partigiano, Ornella Muti

Regia: Giuliano Montaldo
Soggetto: Renata Viganò – romanzo
Sceneggiatura: Giuliano Montaldo, Nicola Badalucco
Fotografia: Giulio Albonico, Cristiano Pogány – operatore
Musiche: Ennio Morricone
Montaggio: Franco Fraticelli
Scenografia: Umberto Turco
Arredamento: Egidio Spugnini
Costumi: Gitt Magrini, Vittoria Guaita

Nell’aprile 2008 dopo quasi 20 anni di assenza dal grande schermo, ma non dal bel mondo del cinema, Giuliano Montaldo torna alla regia con I demoni di San Pietroburgo, interpretato da Miki Manojlovic, Carolina Crescentini e Roberto Herlitzka. Non solo, tre anni dopo scrive (con Vera Pescarolo e Andrea Purgatori) e dirige L’industriale, con Pierfrancesco Favino e ancora una volta Carolina Crescentini.
Ispiratore di registi come Nanni Moretti e di attori di alto calibro, per alcuni icona e modello di lavoro e di vita, Montaldo era passato in secondo piano nel mondo della celluloide. Un fatto inaudito per un regista che, nonostante la risicatissima filmografia, aveva avuto un’esplosione inarrestabile negli Anni Sessanta e Settanta e si era perfino fatto immortalare da Hollywood, che apprezzava non poco il suo “italian job”!
Affettuosamente e semplicemente chiamato Giuliano dai suoi vecchi amici, a lui va il grande merito di aver firmato anche toccanti documentari biografici e non, rappresentando le difficoltà del presente e scatenando uno spirito di riflessione che fu, allora, sensazione rivoluzionaria. Confusi, romantici, fatalisti, intolleranti, arroganti, egocentrici, narcisi, disarmanti, i suoi personaggi sono un mix esplosivo di rabbia e vulnerabilità, tesi dal desiderio di appartenere a un gruppo o a una società e l’impossibilità di essere normali. Da personaggio di contorno del cinema – aveva esordito come attore e aiutoregista – era riuscito ad aprire al pubblico la strada del cuore e del cervello che non è stata minata minimamente da quell’America che aveva puntato su di lui, comandandolo a bacchetta come un ammaestratore, castigandolo o premiandolo a seconda del comportamento. Progressista, usa un linguaggio scorrevole ed efficace, solo a tratti appesantito da qualche lentezza psicologica.
Nato in Liguria, dopo l’istruzione obbligatoria comincia a lavorare come impiegato in una ditta di spedizioni a Genova, poi ancora giovane entra a far parte come collaboratore della Cooperativa Produttori Cinematografici dal 1951. All’inizio della sua carriera è principalmente un attore, eccolo infatti recitare accanto a Gina Lollobrigida, Andrea Cecchi, Lamberto Maggiorani e Vittorio Duse in Achtung! Banditi! (1951) di Carlo Lizzani, cui seguiranno altre due pellicole sempre dello stesso regista Ai margini della metropoli (1952) con Giulietta Masina e Cronache di poveri amanti (1954) con Marcello Mastroianni, che ritroverà anche ne Il momento più bello (1957) di Luciano Emmer e L’assassino (1961) di Elio Petri (nel quale era anche aiuto regista). Nel 1955, viene diretto da Valerio Zurlini ne Le ragazze di San Frediano, poi ricoprirà anche qualche ruolo nei film di Francesco Maselli e Luciano Emmer. Il lavoro di assistente regista lo inizia invece con Gillo Pontecorvo che lo vuole accanto a sé ne La grande strada azzurra (1957), con Alida Valli. Da Pontecorvo, e in particolare dai set di Kapò (1960) e La battaglia di Algeri (1966), Montaldo imparerà moltissimo.
Sposato con l’assistente regista Vera Pescarolo che lo farà diventare padre e autore della sceneggiatura del peplum Orazi e Curiazi (1961) di Ferdinando Baldi e Terence Young, firma la sua opera prima da regista sempre nel 1961 con Tiro al piccione, dirigendo Sergio Fantoni, Gastone Moschin, Francisco Rabal ed Eleonora Rossi Drago, poi sarà ancora accanto a Petri e insieme a Giulio Questi con il documentario Nudi per vivere(1964), firmato sotto lo pseudonimo di Elio Montesti.
Dopo il film Una bella grinta (1965), la Paramount lo nota e lo mette sotto contratto per il giallo Ad ogni costo (1967) con Klaus Kinski, Edward G. Robinson e Janet Leigh e Gli intoccabili (1969) con John Cassavetes, ma a Montaldo non piace l’America e torna in Italia. Molto spesso, si affida alle musiche di Ennio Morricone e alle luci di Vittorio Storaro per i suoi film, fra i quali spicca senza ombra di dubbio la pellicola Sacco e Vanzetti (1971) con Gian Maria Volonté, Rosanna Fratello, Sergio Fantoni e Marisa Fabbri. La storia del calzolaio Sacco e del pescivendolo Vanzetti che, immigrati italiani negli USA, furono incriminati per rapina e omicidio e giustiziati, anche se innocenti lo riportò largamente nei favori della critica italiana, apprezzando mancanza di enfasi e l’efficacia del racconto che si avvaleva per le musiche, oltre che di Morricone, anche di Joan Baez.
Vennero poi i film Giordano Bruno (1973), L’Agnese va a morire (1976), i film tv Circuito chiuso (1978), la miniserie Marco Polo (1983) e la pellicola drammatica Il giorno prima (1986), entrambi con Burt Lancaster. Autore della sceneggiatura della fiction Un’isola (1986) di Carlo Lizzani, si mette poi ancora a lavoro, dirigendo Philippe Noiret, Rupert Everett e Stefania Sandrelli ne Gli occhiali d’oro (1987), nonché Nicolas Cage ne Tempo di uccidere (1989). Poi più niente…
Montaldo abbandona i film a soggetto per dedicarsi alla regia di documentari o all’allestimento di opere liriche come “Il trovatore” (1990) e “La bohème” (1992), spingendosi a ritornare attore, ma solo per piccolissimi ruoli, come quello del procuratore capo ne Il lungo silenzio (1993) di Margarethe von Trotta con Alida Valli o quello di Franco Caspio ne Il caimano (2006) di Nanni Moretti.
Onorato come Cavaliere di Gran Croce dall’ex Presidente della Repubblica Ciampi, nel 2007 riceve il David di Donatello alla carriera a conferma del suo spessore artistico e di quei messaggi morali che superano quelli che sono i limiti di un film a basso costo, ma che sanno comunque contribuire nella creazione di un’emozione all’interno dello spettatore. Nel 2018 inoltre ha vinto il David di Donatello come miglior attore non protagonista per la sua interpretazione in Tutto quello che vuoi (2017) di Francesco Bruni.
Si è spento nella sua casa di Roma nel settembre 2023, all’età di 93 anni.

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